Notizie da Cristina Ferrero, missionaria laica della nostra Diocesi a Huata, in Bolivia

Il mio lavoro procede nell’ambulatorio della parrocchia, aperto ora tre giorni alla settimana, dove visitiamo una media di novanta pazienti al mese, mentre, gli altri giorni, io e Hortencia (una giovane collaboratrice) ci dedichiamo alle visite domiciliari. Stiamo seguendo settimanalmente una quindicina tra anziani soli e nuclei familiari bisognosi. Si tratta di dare un po’ di vicinanza, portare viveri o un pasto caldo a chi vive in condizioni di abbandono, e qualche medicina per alleviare il dolore articolare che accompagna tanti anziani, senza dubbio legato ad una vita di duro lavoro nei campi… il freddo e l’altitudine poi fanno la loro parte. 

Alcuni poveri sono vecchie conoscenze della parrocchia, ma capita anche che qualche vicino di casa ci indichi e ci chieda di visitare persone bisognose.  Così è stato l’incontro con Serafio poche settimane fa. Ci viene presentato come il “matto” del paese, vive in condizioni difficili però “attenti perché potrebbe essere aggressivo”. Io e Hortencia ci muniamo di “coraggio”, prepariamo una buona colazione, un po’ di viveri e andiamo a cercarlo. E’ mattina e lo troviamo ancora a letto. Hortencia bussa insistentemente alla porta… essere svegliati così potrebbe essere un buon motivo per essere un po’ “aggressivi”! Capito che veniamo dalla parrocchia e vogliamo aiutarlo, ci accoglie e ci racconta un po’ della sua vita. I figli vivono in città e non si fanno vedere, lui cerca di sopravvivere con piccoli lavori, qualcuno gli dà qualche soldino, altri lo pagano con foglie di coca… è vero che la coca aiuta a sostenere la fatica e toglie la sensazione di fame ma, alla fine, non aiuta molto! Ci guardiamo attorno: vive in una casa, o meglio capanna, abbandonata, il tetto per metà è crollato e l’altra metà lascia passare acqua da vari buchi; la notte si protegge dalla pioggia con un nylon ma le coperte e il materasso sono comunque bagnati e non vediamo tracce di cibo. Sono varie le situazioni di povertà ma in condizioni come questa non avevamo ancora trovato nessuno. Ci spiega anche che non ha più documenti e per questo motivo non può ritirare la piccola pensione che lo Stato dà alle persone indigenti. Tornati a casa spiego la situazione al diacono Juan, anche perché prima di fare qualche lavoro bisogna accertarsi che la comunità e le autorità siano d’accordo! Il mattino dopo siamo tutti da lui, tra l’altro durante la notte ha piovuto molto quindi è ancora più evidente che la situazione è urgente. Juan parla con i vicini, e il pomeriggio stesso alcuni dei nostri ragazzi sistemano un tetto provvisorio …con più calma ci organizzeremo per sistemare un po’ meglio la casetta e lo accompagneremo anche a fare i documenti. Intanto può dormire su un nuovo materasso, coperte e abiti asciutti e al riparo dalla pioggia. E anche noi partecipiamo di cuore alla sua gioia e commozione.

Stiamo inoltre collaborando con il responsabile del Comune per far avere a tutti i disabili i documenti necessari per ottenere una piccola pensione o comunque il riconoscimento dell’invalidità che dà diritto ad alcuni privilegi. La trafila necessaria prevede anche, per questi disabili, presentarsi in un ufficio di La Paz per ritirare personalmente il tesserino che attesta la disabilità. Vi lascio immaginare l’avventura che rappresenta questo viaggio!

Anche la vita della casa e della parrocchia procede tra le piccole cose di ogni giorno, alcune iniziative e qualche novità.

Le varie iniziative per l’Avvento si erano concluse con il concorso di canti dei bambini il giorno di Natale. C’è stata una bella partecipazione e con i vari premi abbiamo fatto felici tutti. Durante la Quaresima si cercherà di coinvolgere maggiormente i giovani. Abbiamo iniziato ieri sera con la festa di carnevale e il concorso di maschere a cui hanno partecipato un’ottantina di ragazzi.

In questi giorni è ricominciato l’anno scolastico ma, quest’anno, per vari motivi, la casa non avrà la presenza di studenti. Non posso dire però che sentiamo la solitudine: a pranzo, con la presenza di quanti lavorano in parrocchia, siamo sempre una ventina e con le varie visite di amici e di quanti chiedono ospitalità per conoscere la nostra realtà siamo sempre in buona compagnia!

Le varie attività legate alla parrocchia proseguono: la falegnameria, l’officina meccanica e anche le attività legate al turismo, sostenute ora da vari progetti. Sono attività importanti perché permettono di dare lavoro ad alcune famiglie e creare un contesto dove vale la pena vivere senza doversi trasferire in città dove le condizioni di vita sono sicuramente meno “umane”.

Un caro saluto a tutti e un abbraccio. Buon cammino di Quaresima.

Cristina